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Orgoglio Cosentino

Utente: cspride
Come ci sono i romani de Roma, c'è anche Cspride cusentinu i Cusenza. Emigrato alla tenera età di 18 anni torna all’altrettanto tenera età di 30 nella sua città natale. Lontano da essa ha studiato, lavorato, e fatto esperienze indicibili. Tornava almeno 3 volte l’anno (natale – pasqua - estate) colpito da saudade acuta. Altri amici si sentivano Cspride almeno quanto lui ed un bel giorno nacque l’idea:ORGOGLIO COSENTINO sarà il nome di un blog. E’ un gioco o qualcosa di più e non ha uno scopo bensì un' utopia: guardare Cosenza e dire gioia mia!

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sabato, 31 marzo 2007

Postato da: cspride alle ore 14:10 | link | commenti (1) | Categorie:

APPARIZIONI
senza che Ratzinger se ne accorga… un ciclo di film liberi
 
Rovito - Saletta Multimediale
Tutti i lunedì alle 21.15
Ingresso gratuito
 
LE SCHEDE DEI FILM
Postato da: cspride alle ore 14:10 | link | commenti (1) | Categorie: cinema
venerdì, 30 marzo 2007

Postato da: cspride alle ore 14:53 | link | commenti (4) | Categorie:

 
Dopo la liberazione del giornalista Mastrogiacomo ci sono ancora due vite da riportare a casa.
Rahmatullah Hanefi, la persona che più ha contribuito a salvare Mastrogiacomo è stata arrestata ed ora è sotto tortura nelle carceri afghane.
Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando "con i cavi elettrici".
 
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva d i fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
 
Domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un "alto meeting sulla sicurezza nazionale" presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
 
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afghano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l'immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l'avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.  
 
Teresa Sarti Strada
Presidente di Emergency
 
Aderisci all'appello: www.emergency.it/appello
 
 
Da Venerdì alle 16.30 fino a Sabato Sera i ragazzi del gruppo emergency di Cosenza faranno un presidio di fronte la prefettura(p.zza XI Settembre) Partecipate numerosi
Per Informazioni 3492987739(Francesco)
Postato da: cspride alle ore 14:01 | link | commenti | Categorie: giovani e politica

Postato da: cspride alle ore 00:02 | link | commenti (7) | Categorie:
giovedì, 29 marzo 2007

Postato da: cspride alle ore 14:01 | link | commenti | Categorie: video, cosenza calcio

29 marzo 1987
ECCOCI
 
La settimana che precede il derby a Catanzaro del 29 Marzo 1987, a Cosenza ne succedono di tutti i colori. E’ carnevale. La città si trasforma. A piazza Kennedy ogni giorno ci troviamo ultras, fighetti, studenti, tossici e malandrini. I giorni di carnevale sono il pretesto per un generale regolamento di conti. Quell’anno esplode la mania delle bombolette, ma non è la robetta che si vede adesso alle bancarelle. Schiuma da barba, con tanto di spruzzino e con il deodorante incorporato! Ce la buttiamo in testa a manate, che spesso diventano schiaffi e pugni. Una delle vittime predestinate della piazza è Madame Fifì, la signora conosciuta da tutta la città per le sue sbandierate e presunte doti di maga, indovina e guaritrice. Abita in Via Mario Mari: l’intestino movimentato dell’area di piazza Kennedy. La maga, tutto sommato, noi Cosentini l’abbiamo guardata sempre con rispetto ed ironia. Ma a carnevale, per il popolo, è quasi un dovere ribaltare questa ed altre convenzioni. Ognuno si sente in diritto di dirle in faccia quel che di lei pensa. Di tutto di più. Nel carnevale ’87 Madame Fifì si accinge a rientrare in casa dopo una giornata di magico lavoro ed esoterici uffici. A pochi metri dal portone d’ingresso, è circondata da una leggiadra e scomposta mandria di giovincelli dell’età media di anni trentacinque, i quali dopo averle urlato l’immancabile slogan: “Oi strega” , l’avvolgono nella sua stessa pelliccia cappottandogliela sulla testa a mò di coperta, per ricoprirla di una quantità enorme di schiuma da barba. Madame Fifì, bianca come un pupazzo di neve, sprizza scintille e si rifugia in casa, lanciando maledizioni dal balcone. Il figlio accorre in suo aiuto ed è accolto da una scarica di palate. Episodi analoghi coinvolgono, sempre nella medesima serata, tanti normali cittadini e passanti. Finisce nella mischia anche la mitica Fiorella. E’ il nostro sex symbol, la nostra Edwige Fenech. Possiede forme stratosferiche, sguardo sensualissimo, look ipermoderno, voce penetrante, cervello notevolmente pensante. Quanto ci piacevi, Fiorella! Naturalmente, soltanto l’intramontabile Manolo sarebbe riuscito ad intrattenere con lei uno scambio più che culturale…La sera del martedì di carnevale ’87, comunque, cresce la nostra già forte ammirazione nei confronti di Fiorella, quando all’angolo tra Kennedy e Corso Mazzini impiega una buona dose di violenza in uno scontro epico con un’altra ragazza vestita da punk, dopo un diverbio scoppiato a causa…delle solite bombolette di schiuma da barba. Sono pugni veri, mentre la gente forma il cerchio intorno alle due ragazze. Noi tifiamo Fiorella. Lei ci ha voluto sempre bene. Ci odia quella sera, invece, Massimino della Matriarca, quando nel tentativo di fare la cirriata ad un nostro giovane e pacchiarotto amico soprannominato Bummino, sfondiamo la vetrata della sala giochi, che casca sul piede di Massimino ferendolo gravemente. Anche lui vittima del carnevale cosentino! Le ostilità a Kennedy si concludono tra risse varie, in una nuvola di fumo sparato da un enorme estintore. E non c’è tempo per fermarsi a riflettere. Nelle cassette della posta, il giorno prima, molti di noi hanno trovato una lettera. Il mittente anonimo scrive da Catanzaro. Minaccia le nostre famiglie. Ci consiglia di non partire. Dice che se il 29 marzo ci recheremo in trasferta nel capoluogo, sarà come andare in guerra. Potremmo anche non tornare più. La settimana che precede il derby è una delle più intense. Gli ultrà stazionano tutti i giorni a Kennedy. All’inizio si parla di partire in pullman, poi nessuna ditta ce lo dà e quindi si ripiega sul treno. Piero raccoglie le adesioni. E’ stato alunno di mia madre. Il balcone di casa mia è ad un tiro di bengala dal suo. Ogni anno a natale mi sono sempre divertito a guardare lui e suo fratello Valentino che accendono le torce dal balcone. Noi della Nuova Guardia lo salutiamo sempre intonando il coro: Piero Romeo è il capo degli ultrà”. E lui, secco ma compiaciuto: Guagliù, un rumbiti i cugliuni. In effetti, negli anni d’oro del tifo organizzato rossoblu, Piero è un vero punto di riferimento. Insieme a Zu Ciccio, Cabaletta ed altri, organizza le coreografie, cuce bandieroni, fa stampare il materiale. Un pomeriggio mi presento mi presento da lui sotto le aquile di Kennedy:
-Piè, mù fa u biglietto dù treno?
– No, tu là un ci vìani.
Piero s’è sempre rifiutato di pronunciare la parola “catanzaro”. Stavolta, pur non dicendola, è come se l’avesse urlata nelle orecchie, accompagnata da un maiuscolo NO.
-         …e picchì Piè?
-         Dà famiglia mia partu sulu iu. Valentino rimana ara casa…
-         …e quindi?
-         E quindi, Clà?!? Non fare il cretino, perché hai già capito benissimo qual è il problema.
Loro sono 20mila e noi nemmeno 200…partendo in due da una famiglia, abbiamo il doppio delle possibilità di essere colpilti. Siccome per me sei come un fratello, tu là non ci vieni. La verità è che a mia madre, qualche giorno prima, sarà bastato scambiare due parole con Piero e si sono capiti subito, a sguardi.
-         Ah sììì? E’ una congiura? Ed io parto lo stesso, da solo.
-         K’ha dittu? Permetèttati a vinì là…e ra capu t’ha rumpu iu.
Piero sarà pure Piero. Ma io a catanzaro ci vado lo stesso, con o senza gli altri
Così la domenica del 29 marzo, prestissimo, mi presento da solo in stazione quando mancano 4 ore alla partenza del treno degli ultrà. La littorina delle 7.30 attraversa tutta la Sila e sbuca là. A Catanzaro arrivo presto. Scendendo dal treno, mi tornano in mente gli incubi della settimana appena conclusa. La gente è convinta che sarà una specie di guerra. E’ vivo il ricordo del primo derby e dei pesanti incidenti scoppiati a fine partita. Lo sanno bene i “giallorozzi”, che per i primi anni a Cosenza non metteranno piede. Tutti questi fantasmi m’assillano, mentre in stazione comincia un viavai di catanzaresi che fanno la ronda. Un ferroviere li vede entrare:
-         Ragazzi, ma chi ve la fa fare?
-         Vogliamo i cosentini. Noi siamo le ghestapo giallorosse.
All’ inizio nemmeno mi notano. Sono tanti. Mi rifugio nel bagno. Entrano pure nei cessi e proprio quando uno di loro finalmente mi osserva insospettito, all’esterno succede qualcosa. Scappano tutti. Arrivano carabinieri e celerini, in una quantità mai vista in vita mia. M’avvicino ad un capannello di carbi  il capitano eccita i propri colleghi:
-         Stanno arrivando centinaia di belve da Cosenza. Sono esaltati, ubriachi, drogati. Al primo segnale interveniamo con la massima durezza.
Dal treno scendono in 107 più io: 108. ci sono le facce migliori della curva, in rappresentanza di tutti i gruppi, i quartieri e le sezioni. Estraggo dalle mutande la sciarpa e il passamontagna e m’arrampico su una cabina telefonica, un po per guardare meglio la scena, un po per prevenire la reazione di Piero. In effetti, appena m’immergo nel gruppo, coerentemente Piero mi raccoglie alla sua maniera:
-         Mò u culu tu rumpu iu...
-         No Piè, tranquillu mu pigliu iu.
L’intervento di Ricuzzo è provvidenziale.
-         Statti cu nua e statti tranquillu. Si caricami, viani puru tu, sinnò statti tranquillu.
Ma prima durante e dopo succederà poco o niente. Nel settore esponiamo lo striscione “Eccoci”. A fine primo tempo si accende una scaramuccia con la celere che vuole arrestare Padre Fedele, bersagliato dai cori più salati dei catanzaresi. All’ennesimo sfottò contro sua mamma, il Monaco tenta una carica solitaria. La digos lo acciuffa e noi siamo subito sopra di loro. Parapiglia, Monaco liberato e la tensione cala. Gli sbirri ci costringono comunque ad uscire dallo stadio un quarto d’ora prima. Il Cosenza tanto per cambiare perde. All’esterno divampa un altro mezzo tafferuglio: un gruppetto di catanzaresi accenna la sassaiola, noi rompiamo i cordoni, la celere picchia. Il viaggio di ritorno è degno dei migliori film di far west. Nelle stazioni, scoppiano scoppiano scontri con gli abitanti dei paesi della provincia di Catanzaro. Memorabile un gruppetto che viene a sfotterci con un pallone in mano. Li inseguiamo quasi fin dentro le case. Dopo una di queste fermate, il Monaco percorre su e giù il treno di corsa urlando contro di noi, con le mani nei capelli:
-         Pazzi, siete pazzi, avete sparato contro una finestra. Assassini.
Restiamo esterrefatti. Possibile che uno di noi abbia portato in trasferta una pistola?!? E se è morto davvero qualcuno? Mi affaccio dal finestrino. Ci stiamo rifermando. Non so che paesino sia. Un vecchietto fuma e ci ammonisce:
-         Guagliù, belli belli, ca simu di’ lupi puru nua. U Cusenza ha persu?
Impieghiamo ancora un’oretta prima di rientrare alla base. Il treno è silenzioso. A Cosenza troviamo un’atmosfera irreale:mamme in pena, fidanzate disperate, decine di sbirri. In pochi minuti ricostruiamo il “caso” della pistola. In realtà, una delle nostre pietrate ha sfondato la finestra di una casa, proprio mentre scoppiava un petardo, creando un effetto thriller. Il Monaco ha creduto veramente che qualcuno di noi avesse sparato, oppure si è servito della coincidenza per suggestionarci? Di certo, quella notte, pur di farci smettere di giocare alla guerra, ci ha fatto immaginare l’odore della polvere da sparo.
 
Claudio su TAM TAM e segnali di fumo del 25 marzo 2007 
  
Postato da: cspride alle ore 00:00 | link | commenti (3) | Categorie: cosenza calcio
mercoledì, 28 marzo 2007

TOSCANI A SCILLA APRE ''STERPAIA'' AI CALABRESI
Paride Leporace su  di martedì 27 marzo 2007 
 
La campagna di promozione dell’immagine della Calabria affidata ad Oliviero Toscani ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro, ha provocato editoriali, insomma è riuscita a far discutere. Quindi ha funzionato.
Giova ripetere alcune questioni che Paolo Pollichieni illustrò nell’incontro-scontro che ha visto Toscani affrontare i giovani pubblicitari del futuro di Arcavacata.
Postato da: cspride alle ore 15:09 | link | commenti | Categorie: giovani e politica

Postato da: cspride alle ore 00:18 | link | commenti (1) | Categorie: giovani e politica
martedì, 27 marzo 2007

Postato da: cspride alle ore 00:08 | link | commenti (3) | Categorie: giovani e politica
lunedì, 26 marzo 2007

HANNO DETTO SU…
 
Parte con una "provocazione" mediatica di Oliviero Toscani la nuova campagna istituzionale della Regione Calabria "Gli ultimi saranno i primi". La presentazione è avvenuta a Roma, nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati.
L'immagine punta a emozionare, per superare i pregiudizi e i luoghi comuni contro i calabresi. Il contrasto è netto: da una parte gli slogan che accomunano tutti i calabresi a un'idea negativa e criminale, dall'altra i visi puliti e spontanei dei giovani.
Foto con messaggi crudi: Terroni? Malavitosi? Incivili? I peggiori? Gli ultimi della classe? Inaffidabili? Sì, siamo calabresi Ma i ritratti corali di quei giovani volti calabresi sono puri, come le magliette bianche che tutti indossano. Ragazzi uguali, nella speranza e nei sogni, ai loro coetanei milanesi, newyorkesi, berlinesi. Così lo scatto fotografico di Oliviero Toscani capovolge il significato negativo degli slogan per ironizzare sulla loro banalità.
Oliviero Toscani
“Sono milanese doc e mi sono ricordato le critiche di mia madre che non si riconosce più in questa Milano da quando la città ha smesso di accettare la gente del Sud. E allora è arrivata quest'idea. Chi mai pensa a un terrone con il volto di una giovane donna? Così ho selezionato una trentina di adolescenti in una scuola di Reggio-Calabria. Dopo i provini i ragazzi hanno ottenuto un permesso di due ore. Ho chiesto loro di mettersi una camicetta bianca, per riflettere la luce del lungomare. Abbiamo scattato le foto in un clima di festa totalmente estraneo al mondo della pubblicità. Io credo che il valore di un paese è dato dalla sua umanità. Per questo sono andato alla fonte degli sguardi puri e semplici di questi ragazzi, perché la Regione ha capito che è con loro che deve lavorare”.
 
 
Il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà
“Da un punto di vista pubblicitario la campagna di Toscani per la Calabria è molto ben riuscita. E' stato sfruttato al massimo il codice della comunicazione pubblicitaria per attirare l’attenzione. Dal punto di vista della comunicazione, da calabrese, ho apprezzato questa iniziativa perché è molto intelligente. Per attirare l’attenzione, infatti, bisognava dare uno choc e quindi penso che nella campagna di Toscani è stata sfruttata al massimo l'iperbole della comunicazione pubblicitaria”.
 
 
Il vicepresidente della Regione Nicola Adamo
“Fa più rumore l'albero che cade e brucia che un'intera foresta che cresce”.
 
 
Il presidente Loiero
“Confesso che quando ho visto quelle foto per la prima volta sono rimasto scioccato per la carica di eresia che esse comunicano. Non nego che da noi ci siano gravi problemi, tra cui una diffusa criminalità. Però è anche vero che i calabresi sono genericamente inseriti in un contesto mediatico che identifica tutti come criminali. Spesso le cose cattive convivono con le cose eccellenti che restano nel silenzio. Purtroppo i media sono selettivi e una notizia cattiva entra più facilmente nelle pagine dei giornali. Di questa brutta immagine ne soffrono per primi proprio i calabresi onesti, i calabresi che vivono fuori e all'estero. Per questo abbiamo cercato una campagna choc. Al punto in cui siamo arrivati, alla luce di quanto è accaduto negli ultimi mesi, abbiamo fatto la scelta di restituire fiducia e speranza. Anche perché in Calabria si stanno facendo cose importanti e positive che trovano ostacoli per il cambiamento”.
Pippo Callipo
“La campagna di Oliverio Toscani, voluta dalla Regione, non rappresenta la Calabria che produce e lavora onestamente. Con tutto il rispetto per Toscani, ma in quella Calabria che, insensatamente, asserisce che "gli ultimi saranno i primi" e che, quindi, promuove solo il nulla che c'é dietro, io come imprenditore e nessuno dei miei dipendenti, con cui ho parlato in questi giorni, ci riconosciamo. La Calabria chiede lavoro e sviluppo e la politica, incapace di produrre fatti veri, offre slogan generici e privi di rispetto sia per chi oggi è primo, grazie all'impegno e al sacrificio, sia per chi è ultimo per colpa di questa politica senza idee e progetti. Dobbiamo iniziare a capire anche in Calabria che essere primi o ultimi non dipende dal destino cinico e baro, ma dall’impegno di noi calabresi di noi tutti. Oggi la politica è quella che ha fallito ogni obiettivo e che pare avere solo uno scopo: intraprendere iniziative, anche costose, per far fare magre figure alla Calabria onesta. E poi c'é la solita strumentalizzazione dei giovani buoni e puri, a cui però non si spiega cosa fa la politica, per davvero, per evitare che vadano via dalla Calabria, che diventino serbatoio da cui attinge la criminalità organizzata, o per aiutarli a realizzarsi in attività lavorative che ne apprezzino il talento. Perché, anziché cercare di convincere chi sta fuori dalla Calabria che i Calabresi sono "belli e bravi" e che sono vittime di luoghi comuni non ci impegniamo con la stessa forza e la stessa energia sui noi stessi per iniziare a far funzionare gli uffici, per diffondere la cultura della legalità, per dare credito e futuro ai nostri giovani?
 
WEBMASTRU

Postato da: cspride alle ore 00:17 | link | commenti (7) | Categorie: hanno detto , giovani e politica