"Cosenza nei suoi quartieri"
di Enzo Stancati
Sarà presentato martedì 27 ottobre alle ore 17.30 nel Salone di Rappresentanza del Comune di Cosenza il libro di Enzo Stancati “Cosenza nei suoi quartieri”. L’iniziativa è della FIDAPA, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. Introduce l’Assessore alla Cultura Salvatore Dionesalvi. Intervengono Massimiliano Aloe, Maria Pia Cosenza, Walter Pellegrini. Modera Gilda De Caro.
“La manifestazione ideata dalla Fidapa di Cosenza e dal vulcanico suo nuovo Presidente, la dottoressa Nella Matta Rocca –dichiara l’Assessore Dionesalvi- merita il giusto riconoscimento per quello che vuole incarnare e manifestare. La conoscenza dell’identità dei quartieri di Cosenza, il fare memoria di un passato che non c’è più devono esserci da stimolo per ripensare l’agire di ogni giorno ed affrontare le difficoltà della quotidianità. La storia dei quartieri di Cosenza è molto prestigiosa. Ha visto la crescita di uomini illustri che possono e debbono essere segno di testimonianza per le giovani generazioni.”
U CUSINTINU
U Cusintinu è nu cristianu stranu,
tena ra vucca granni eppuru parra stranu
Dicia ri parole stritti dintra i dianti
Si fida cchiù di stranii ca di parianti
Si senta nu Rodolfo i numi Valentinu
Eppuru è assai paisanu e pocu cittadinu
Si minta ra cravatta, adopera ru picu
Ancora va trovannu u tesoro i Re Alaricu
U juarnu va ara scola a sira a Piazza Scura
Si jura sup'a mamma e ti duna ra fricatura
Si senta superiore ppi via i l'antichi avi
Eppuru ci hannu scrittu ca sunnu muntanari.
Però 'unn'è correttu a nni parrà sgarbatu
Picchi sù gent'i core e l'hannu dimostratu,
E' vero ca s'atteggia a dottu e malandrinu
Però chi bella cosa...ad essa cusintinu!
U DIALETTU CUSINTINU
Il dialetto cosentino (nome nativo u cusintinu) è un idioma parlato nella città di Cosenza e nel territorio della provincia che corrisponde approssimativamente alla storica divisione amministrativa "Calabria Citeriore", con le varianti "napoletane" sull'alto versante tirrenico e "pugliesi" sull'alto versante ionico. Si differenzia molto dal resto dei dialetti calabresi per sintassi, per forme verbali (non è infatti presente la forma verbale del passato remoto derivante dal perfetto latino) e per pronuncia. È fortemente caratterizzato dalla pronuncia dilatata delle vocali, dall'uso frequente (soprattutto nelle conversazioni) di troncare le parole e in misura minore dalla caratteristiche lettere forti calabresi come

Dal dopo guerra al XX secolo
Cosenza durante il boom economico italiano
Dal 1951 al 1961, grazie al boom economico che investì l'intera penisola, Cosenza iniziò una veloce risalita economico-finanziaria. Il decennio si caratterizzò per la notevole espansione edilizia benché la città fosse priva un piano regolatore funzionale. In questo clima la speculazione edilizia richiamò in città grossi e piccoli proprietari terrieri che, intuendo il grosso guadagno, utilizzarono i propri terreni per la costruzione della città nuova, facendo così quasi scomparire l'attività agricola cittadina. Politicamente la città era governata, quasi senza una opposizione dalla Dc. L'opposizione, di sinistra, era guidata da Giacomo Mancini, figlio di Pietro, Prefetto designato nell'immediato dopo guerra dagli inglesi. Giacomo Mancini, sotto lo pseudonimo di Gino Verità iniziò a scrivere una serie di articoli contro l'allora attuale potere politico di palazzo dei Bruzi, suscitarono velenose polemiche nella Dc cosentina. Nel 1958 le elezioni politiche videro vincitore , Riccardo Misasi, forte anche dell'appoggio clericale cittadino.
Urbanizzazione, grandi infrastrutture viarie, e Università della Calabria
Nel 1971 la popolazione superò i 100.000 abitanti, moltissimi se si pensa che la città verso nord non era ancora stata sviluppata del tutto. Come per il resto d'Italia, nacque una giunta comunale Dc-Psi.
Cosenza, che già aveva subito una cementificazione selvaggia, quasi del tutto non regolata, vide crescere enormi quartieri staccati dal centro urbano, quasi tutti di carattere popolare e senza preoccuparsi troppo di integrarli con strade e infrastrutture. La nuova urbanizzazione cosentina portò ad una divisione classista, la quale si avverte anche nella città vecchia, in cui la storica cittadinanza si riversò nella città nuova, vendendo o affittando le vecchie dimore alle famiglie di immigrati. Si può affermare che, pur avendo risolto il problema per la quasi totalità delle famiglie senza tetto, si creo altresì, una situazione di emarginazione sociale che venne risolto, anche se non del tutto, solo 25 anni dopo, durante l'ultima amministrazione Mancini.
Come duemila anni prima, sotto i romani, Cosenza torna ad essere una importante stazione di una grande infrastruttura viaria del sud Italia:
Rende dunque iniziò ad espandersi verso Sud, trasformando le due distinte città, in un'unica area urbana senza alcuna zona di discontinuità e che oggi sta aprendo ad una lenta ma inesorabile corsa verso il comune unico. La seconda corrente, quella di Mancini, proponeva una collocazione a sud della città nella valle del Savuto. Ciò avrebbe probabilmente consentito l'accentramento della città vecchia e la sua rinascita.
Parte I: Origini ed epoca Bruzia
Periodo fascista e dopoguerra
Il propagandismo fascista a Cosenza si intensificò solo sul finire degli anni '30, fino ad allora il capoluogo bruzio si era mostrato ad esso ostile. Essenzialmente i fascisti fecero si che i più giovani fossero educati alla cultura del regime e allontanati dalla Chiesa oppositrice. Tutto ciò portò ad una nuova mentalità cittadina che la vide appoggiare il Duce nella sua idea di partecipare alla seconda Guerra mondiale, lasciatisi abbagliare dalle mire del colonialismo fascista. Mussolini arrivò in città nel 1939. La visita venne pubblicizzata e presentata in pompa magna, attirando migliaia di persone dalla provincia e dalla Calabria intera, ma che non lasciò nulla di concreto per Cosenza che non ne trasse alcun vantaggio. La visata in effetti fu, per certi versi, controproducente.
Infatti nell'immediato allargò la popolarità degli oppositori che si fecero sentire su argomenti quali l'alleanza con
Quell'anno Cosenza subì nuove incursioni che causarono 136 vittime, mentre la situazione socio-economica portò la città verso una catastrofica paralisi. La fine della guerra lasciò la città priva di un ordine amministrativo e politico che colmarono gli inglesi designando Prefetto Pietro Mancini, il quale diede la carica di Primo Cittadino al compagno di partito Francesco Vaccaro. Come per il resto della nazione, nelle elezioni del 1946, la città elesse a sindaco il democristiano Maurizio Quintieri. La città, però, continuava a vivere una situazione economica disastrata, tanto che nel 1950 le famiglie senza tetto erano 1307 e 436 quelle che vivevano in baracche.
E' ancora possibile osservare, in vari punti del centro storico, scritte celebranti il fascismo sulle mura dei palazzi (in piazza dei Valdesi la scritta <Chi si ferma è perduto>, sul lungo Busento Oberdan la scritta <Duce, duce, duce, duce>).
Parte I: Origini ed epoca Bruzia
Parte IV Dalla fine dl medioevo al XIX secolo
CONTINUA…
Dal dopo guerra al XX secolo

In seguito a lunghe e cruente guerre di successione gli Angioini furono sostituiti dagli Aragonesi che decretarono Cosenza la capitale della Calabria citra Naethum, poi capoluogo della Calabria Citeriore che comprendeva grosso modo l'attuale provincia cosentina. Il periodo aragonese consacrò Cosenza la più importante città del reame nel campo del diritto(1494-1557). Dopo Napoli diventa la seconda città ad avere una cartografia e nel 1511 nasce l'Accademia Cosentina fondata da Aulo Giano Parrasio e portata al suo massimo splendore da Bernardino Telesio, il più grande dei cosentini illustri, definito da Bacone il primo degli uomini nuovi. In seguito viene conquistata dagli Spagnoli e nonostante le ribellioni e contrasti di vario genere diviene uno dei centri più vivi della cultura meridionale. In questo periodo fiorirono ingegni di alto livello come Antonio Serra, il primo che si occupò di economia politica, Tommaso Cornelio, medico e scienziato, Pirro Schettini, poeta, Gian Vincenzo Gravina, il teorico che fondò a Roma l'Accademia dell'Arcadia. Il XVI secolo vide un impressionante fioritura umanistica e segnò per Cosenza una rinascita intellettuale, tanto che venne definita l’Atene della Calabria.
Dopo duecento anni di dominio spagnolo seguì nel 1707 quello degli Austriaci e dopo la guerra di successione polacca (1738) il regno di Napoli venne assegnato a Carlo III di Borbone che governò fino all'unità d'Italia. Questo periodo venne caratterizzato da contrasti e dalla formazione di sette massoniche e giacobine. Nel 1799 molti cosentini parteciparono agli eventi turbinosi della Repubblica Partenopea, dando il loro contributo di azione e di idee sia nelle file dei sanfedisti che in quelle dei patrioti giacobini e filo-francesi.
Durante l'occupazione napoleonica la città fu contrassegnata dalla costruzione di opere pubbliche e da un orientamento anticlericale e libertario. Si svilupparono tendenze filo-francesi da parte delle classi colte nelle quali iniziava a diffondersi
CONTINUA…
Periodo fascista e dopoguerra
Dal dopo guerra al XX secolo
