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Orgoglio Cosentino

Utente: cspride
Come ci sono i romani de Roma, c'è anche Cspride cusentinu i Cusenza. Emigrato alla tenera età di 18 anni torna all’altrettanto tenera età di 30 nella sua città natale. Lontano da essa ha studiato, lavorato, e fatto esperienze indicibili. Tornava almeno 3 volte l’anno (natale – pasqua - estate) colpito da saudade acuta. Altri amici si sentivano Cspride almeno quanto lui ed un bel giorno nacque l’idea:ORGOGLIO COSENTINO sarà il nome di un blog. E’ un gioco o qualcosa di più e non ha uno scopo bensì un' utopia: guardare Cosenza e dire gioia mia!

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lunedì, 26 ottobre 2009

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"Cosenza nei suoi quartieri"

di Enzo Stancati  

Sarà presentato martedì 27 ottobre alle ore 17.30 nel Salone di Rappresentanza del Comune di Cosenza il libro di Enzo Stancati “Cosenza nei suoi quartieri”. L’iniziativa è della FIDAPA, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. Introduce l’Assessore alla Cultura Salvatore Dionesalvi. Intervengono Massimiliano Aloe, Maria Pia Cosenza, Walter Pellegrini. Modera Gilda De Caro.

 

“La manifestazione ideata dalla Fidapa di Cosenza  e dal vulcanico suo nuovo Presidente, la dottoressa Nella Matta Rocca –dichiara l’Assessore Dionesalvi-  merita il giusto riconoscimento per quello che vuole incarnare e manifestare. La conoscenza dell’identità dei quartieri di Cosenza, il fare memoria di un passato che non c’è più devono esserci da stimolo per ripensare l’agire di ogni giorno ed affrontare le difficoltà della quotidianità. La storia dei quartieri di Cosenza è molto prestigiosa. Ha visto la crescita di uomini illustri che possono e debbono essere segno di testimonianza per le giovani generazioni.”

 

Postato da: cspride alle ore 23:09 | link | commenti | Categorie: storia
lunedì, 15 giugno 2009

U CUSINTINU

 

U Cusintinu è nu cristianu stranu,

tena ra vucca granni eppuru parra stranu

 

Dicia ri parole stritti dintra i dianti

Si fida cchiù di stranii ca di parianti

 

Si senta nu Rodolfo i numi Valentinu

Eppuru è assai paisanu e pocu cittadinu

 

Si minta ra cravatta, adopera ru picu

Ancora va trovannu u tesoro i Re Alaricu

 

U juarnu va ara scola a sira a Piazza Scura

Si jura sup'a mamma e ti duna ra fricatura

 

Si senta superiore ppi via i l'antichi avi

Eppuru ci hannu scrittu ca sunnu muntanari.

 

Però 'unn'è correttu a nni parrà sgarbatu

Picchi sù gent'i core e l'hannu dimostratu,

 

E' vero ca s'atteggia a dottu e malandrinu

Però chi bella cosa...ad essa cusintinu!

Postato da: cspride alle ore 15:25 | link | commenti (1) | Categorie: storia, cosentini doc

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U DIALETTU CUSINTINU

Il dialetto cosentino (nome nativo u cusintinu) è un idioma parlato nella città di Cosenza e nel territorio della provincia che corrisponde approssimativamente alla storica divisione amministrativa "Calabria Citeriore", con le varianti "napoletane" sull'alto versante tirrenico e "pugliesi" sull'alto versante ionico. Si differenzia molto dal resto dei dialetti calabresi per sintassi, per forme verbali (non è infatti presente la forma verbale del passato remoto derivante dal perfetto latino) e per pronuncia. È fortemente caratterizzato dalla pronuncia dilatata delle vocali, dall'uso frequente (soprattutto nelle conversazioni) di troncare le parole e in misura minore dalla caratteristiche lettere forti calabresi come la T e la C. Il "cosentino" è fortemente influenzato sia dal greco che dal latino, ma grazie anche alle tante dominazioni storiche, dallo spagnolo e dal francese.

Postato da: cspride alle ore 15:25 | link | commenti | Categorie: storia
domenica, 10 maggio 2009

Postato da: cspride alle ore 11:27 | link | commenti (1) | Categorie: storia, cosenza calcio
sabato, 09 maggio 2009

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Postato da: cspride alle ore 13:01 | link | commenti | Categorie: storia, cosenza calcio
giovedì, 02 aprile 2009

San Francesco di Paola
Francesco di Paola (Paola, 27 marzo 1416 – Tours, 2 aprile 1507) è stato un religioso italiano, proclamato santo da papa Leone X nel 1519. Eremita, è il fondatore dell'Ordine dei Minimi.
 
È il patrono principale della Calabria, dov'è venerato in innumerevoli santuari e chiese fra i quali, in particolare, quelli di Polistena (Reggio Calabria), Paterno Calabro (Cosenza), Corigliano Calabro (Cosenza) Marina Grande di Scilla, Catona di Reggio Calabria e Lamezia Terme-Sambiase (che custodisce la reliquia di un dito di san Francesco). Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco di Paola, meta di pellegrini devoti, provenienti da tutto il mondo.
 
 
Biografia
 
La formazione
Francesco da Paola nacque a Paola (Cosenza), il 27 marzo 1416 da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo, una coppia di coniugi dalla salda fede cattolica, devoti, in particolare, a San Francesco d'Assisi, all'intercessione del quale, pur trovandosi già in età avanzata, chiesero la grazia di un figlio.
 
Nato, dunque, il primogenito, fu per loro spontaneo imporgli il nome di Francesco.
 
Al primo si aggiunsero, presto, altri tre figli.
 
Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente in preghiera al "poverello d'Assisi", promettendogli, in caso di guarigione, che il piccolo avrebbe indossato per un anno intero (il cosiddetto famulato) l'abitino dell'ordine francescano.
 
Il decorso della malattia fu rapido.
 
Fin da piccolo, Francesco fu particolarmente attratto dalla pratica religiosa, denotando umiltà e docilità all'obbedienza.
 
All'età di tredici anni narrò della visione di un frate francescano che gli ricordava il voto fatto dai genitori.
 
Accolto nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori.
 
L'anno di famulato evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che accompagneranno tutta la sua biografia, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante quest'anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell'osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa come la pulizia dei pavimenti, la cucina, il servizio della mensa e la questua, e praticava già molti digiuni e astinenze.
 
Concluso l'anno, i frati di San Marco Argentano avrebbero voluto trattenerlo, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta.
 
Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio che, avendo Assisi come mèta principale, coinvolse alcuni dei principali centri della spiritualità cattolica italiana: Loreto, Roma e Montecassino, toccando anche i romitori del Monte Luco.
 
Lo sfarzo della Città Eterna lo impressionò negativamente, spingendolo, sembra, a redarguire un cardinale, al quale fece notare che Gesù non aveva avuto abiti così sontuosi.
 
Rientrato a Paola, iniziò un periodo di vita eremitica, utilizzando un luogo impervio compreso nelle proprietà della famiglia e suscitando lo stupore dei paolani.
 
Nel 1435, altri si associarono a questa esperienza, riconoscendolo come guida spirituale.
 
Con i suoi, costruì una cappella e tre dormitori, dando, di fatto, inizio all'esperienza, tutt'ora in corso, dell'Ordine dei Minimi.
 
Alle prime adesioni, se ne aggiunsero molte altre, tanto che il 31 agosto 1452 il nuovo Arcivescovo di Cosenza, monsignor Pirro Caracciolo, concesse l'approvazione diocesana, atto che comportava la facoltà di istituire un oratorio, un monastero ed una chiesa.
 
E proprio l'edificazione del nuovo monastero fu l'occasione che i concittadini di Francesco utilizzarono per attestargli la loro profonda stima: persino i nobili paolani fecero da operai per affrettarne la costruzione.
 
La fama di santità di Francesco si diffuse rapidamente, tanto che nel 1467 Papa Paolo II inviò a Paola un suo emissario per avere notizie sull'eremita calabrese.
 
Rientrato a Roma, l'inviato pontificio, monsignor Baldassarre De Gutrossis, presentava un rapporto obiettivo sulla vita di preghiera ed austerità che pervadeva il monastero.
 
Il 4 luglio dello stesso anno, quattro cardinali firmarono la lettera che concedeva l'indulgenza a coloro che avrebbero contribuito alla costruzione della chiesa del monastero di Paola, nonché a coloro che l'avrebbero visitata.
 
Nel 1470 ebbe inizio il procedimento giuridico-canonico per l'approvazione definitiva del nuovo ordine di eremiti. La "causa paolana" fu patrocinata da monsignor Baldassarre da Spigno.
 
Il 17 maggio 1474, Papa Sisto IV riconosceva ufficialmente il nuovo ordine con la denominazione: Congregazione eremitica paolana di San Francesco d'Assisi.
 
Il riconoscimento della regola di estrema austerità venne invece con Papa Alessandro VI, in concomitanza col mutamento del nome in quello, ancora attuale, di Ordine dei Minimi.
 
Con l'approvazione, gli eremitaggi, sul modello di quello di Paola, fiorirono in Calabria e Sicilia.
 
Paterno Calabro, nel 1472, Spezzano della Sila, nel 1474, Corigliano Calabro, nel 1476, e Milazzo, nel 1480, furono gli apripista.
 
Francesco, che nel frattempo aveva trovato stabile dimora a Paterno Calabro, divenne, quindi, un punto di riferimento essenziale per la gente e per i poveri della sua terra.
 
A lui ci si rivolgeva per consigli di carattere spirituale ma anche per consigli più prettamente pratici.
 
 
La situazione politica
Il Regno di Napoli era in quel periodo retto dagli aragonesi, che avevano instaurato un regime coloniale, a scapito della popolazione.
 
Francesco adempì anche in tale contesto storico la missione della diffusione della vita cristiana.
 
 Fra i fenomeni soprannaturali attribuiti a Francesco vi è quello della guarigione di un ragazzo affetto da un'incurabile piaga ad un braccio, sanata con delle banali erbe comuni; lo sgorgare miracoloso dell'acqua della "Cucchiarella", che Francesco fece scaturire colpendo con il bastone una roccia presso il convento di Paola e che ancora è meta di pellegrinaggi; le pietre del miracolo che restarono in bilico mentre minacciavano di cadere sul convento ("Fermatevi, per carità").
 
Ma il "miracolo" più famoso è certamente quello noto come l'attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello steso, dopo che il barcaiolo Padron Maso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci, che ha contribuito a determinarne la "nomina" a patrono della gente di mare d'Italia.
 
Altro "carisma" attribuito al santo eremita fu la profezia, come quando previde che la città di Otranto sarebbe caduta in mano ai turchi nel 1480 e riconquistata dal re di Napoli.
 
 
L'esperienza francese
La notizia delle sue doti di santità e taumaturgia raggiunse anche la Francia, tramite i mercanti napoletani, arrivando al re Luigi XI il quale, ammalatosi gravemente, lo mandò a chiamare chiedendogli di visitarlo.
 
Francesco era molto restio all'idea di lasciare la sua gente bisognosa tanto da indurre il sovrano francese ad inviare un'ambasceria presso il Papa affinché ordinasse a Francesco di recarsi presso di lui.
 
Il Papa e il re di Napoli colsero l'occasione per rinsaldare i fragili rapporti con l'allora potentissima Francia, intravvedendo, in prospettiva, la possibilità di raggiungere un accordo per abolire la Prammatica Sanzione di Bourges del 1438.
 
Ci vollero alcuni mesi però per convincere Francesco a lasciare la sua terra per attraversare le Alpi, e ad abbandonare il suo stile di vita austero, per passare a vivere in un palazzo reale.
 
Il 2 febbraio 1483, partendo da Paterno Calabro, Francesco lasciò la Calabria alla volta della Francia. Passò per Napoli dove fu accolto da una grande folla acclamante e dallo stesso re Ferdinando I.
 
A Roma incontrò diverse volte Papa Sisto IV che gli affidò diversi incarichi. Si imbarcò quindi a Civitavecchia per la Francia.
 
Al suo arrivo presso la corte, nel Castello di Plessis-lez-Tours, Luigi XI gli si inginocchiò. Egli non lo guarì dal male ma l'azione di Francesco portò ad un miglioramento dei rapporti tra la Francia e il Papa.
 
Francesco visse in Francia circa venticinque anni e seppe farsi apprezzare dal popolo semplice come dai dotti della Sorbona.
 
Molti religiosi francescani, benedettini ed eremiti, affascinati dal suo stile di vita, si aggregarono a lui anche in Francia, contribuendo all'universalizzazione del suo ordine.
 
Questo comportò gradualmente il passaggio da un puro eremitismo ad un vero e proprio cenobitismo, con la fondazione di un secondo ordine (per le suore) ed un terzo (per i laici). Le rispettive regole furono approvate da Papa Giulio II il 28 luglio 1506.
 
Il re Carlo VIII, successore di Luigi XI, stimò molto Francesco e contribuì alla fondazione di due monasteri dell'Ordine dei Minimi, uno a Plessis-les-Tours ed uno sul monte Pincio a Roma.
 
Nel 1498, alla morte di Carlo VIII, ascese al trono Luigi XII che, benché Francesco chiedesse di tornare in Italia, non lo concesse.
 
 
 Il sereno epilogo e la grande eredità spirituale
Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell'austerità nella regola. Provvide alla nomina del vicario generale ed infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre la sua anima spirava.
 
Fu canonizzato nel 1519, a soli dodici anni dalla morte durante il pontificato di Papa Leone X (al quale predisse l'elezione al soglio pontificio quando questi era ancora bambino), evento molto raro per i suoi tempi.
 
Nel 1562, degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo incorrotto e vi diedero fuoco.
 
La sua festa si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al Cielo. Tuttavia, non potendosi spesso celebrare come festa liturgica perché quasi sempre ricorre in Quaresima, la si festeggia ogni anno a Paola nell'anniversario della sua canonizzazione, che avvenne il 1 maggio del 1562. La notizia, però, arrivò a Paola tre giorni dopo; per questo i festeggiamenti si tengono dall'1 al 4 maggio.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Postato da: cspride alle ore 00:33 | link | commenti | Categorie: storia

 

 

 

Postato da: cspride alle ore 00:33 | link | commenti (1) | Categorie: storia
giovedì, 26 marzo 2009

DA CONSENTIA A… COSENZA 
 
PARTE VI

 

Dal dopo guerra al XX secolo

 

Cosenza durante il boom economico italiano

Dal 1951 al 1961, grazie al boom economico che investì l'intera penisola, Cosenza iniziò una veloce risalita economico-finanziaria. Il decennio si caratterizzò per la notevole espansione edilizia benché la città fosse priva un piano regolatore funzionale. In questo clima la speculazione edilizia richiamò in città grossi e piccoli proprietari terrieri che, intuendo il grosso guadagno, utilizzarono i propri terreni per la costruzione della città nuova, facendo così quasi scomparire l'attività agricola cittadina. Politicamente la città era governata, quasi senza una opposizione dalla Dc. L'opposizione, di sinistra, era guidata da Giacomo Mancini, figlio di Pietro, Prefetto designato nell'immediato dopo guerra dagli inglesi. Giacomo Mancini, sotto lo pseudonimo di Gino Verità iniziò a scrivere una serie di articoli contro l'allora attuale potere politico di palazzo dei Bruzi, suscitarono velenose polemiche nella Dc cosentina. Nel 1958 le elezioni politiche videro vincitore , Riccardo Misasi, forte anche dell'appoggio clericale cittadino.

Urbanizzazione, grandi infrastrutture viarie, e Università della Calabria

Nel 1971 la popolazione superò i 100.000 abitanti, moltissimi se si pensa che la città verso nord non era ancora stata sviluppata del tutto. Come per il resto d'Italia, nacque una giunta comunale Dc-Psi.

 

Cosenza, che già aveva subito una cementificazione selvaggia, quasi del tutto non regolata, vide crescere enormi quartieri staccati dal centro urbano, quasi tutti di carattere popolare e senza preoccuparsi troppo di integrarli con strade e infrastrutture. La nuova urbanizzazione cosentina portò ad una divisione classista, la quale si avverte anche nella città vecchia, in cui la storica cittadinanza si riversò nella città nuova, vendendo o affittando le vecchie dimore alle famiglie di immigrati. Si può affermare che, pur avendo risolto il problema per la quasi totalità delle famiglie senza tetto, si creo altresì, una situazione di emarginazione sociale che venne risolto, anche se non del tutto, solo 25 anni dopo, durante l'ultima amministrazione Mancini.

 

Come duemila anni prima, sotto i romani, Cosenza torna ad essere una importante stazione di una grande infrastruttura viaria del sud Italia: la Salerno-Reggio Calabria, fatta passare nei pressi della città grazie anche al contributo dell'allora Ministro ai Lavori Pubblici Giacomo Mancini (1964). Importante fu anche la scelta di dotare la città di importanti assi viarie, urbane ed extraurbane. Il collegamento tra lo svincolo autostradale e la superstrada Crotone-Paola; il ponte Mancini, che collegava la città nuova alla vecchia; la nuova ferrovia Cosenza-Paola e il progetto della nuova stazione ferroviaria (Vaglio lise). Durante questo periodo di sconvolgimento urbano, nasceva l'idea di far sorgere un’università a Cosenza. L'idea era quella di impostarla sulla residenzialità di docenti e allievi e che agevolasse l'ingresso agli studenti più meritevoli ed ai meno abbienti, su una aggregazione dipartimentale della ricerca e della didattica, la prima del tipo in Italia, con corsi di laurea innovativi e legati alla realtà territoriale. Le principali idee di luogo di edificazione erano due e provenivano entrambe dallo stesso partito, quello socialista. La prima corrente era quella di Francesco Principe e dell'allora Ministro alla Pubblica Istruzione Misasi , che volevano edificarla a nord del capoluogo, indirizzando così anche lo sviluppo urbano verso la cittadina di Rende nella quale venne materialmente costruita l'Università.

 

Rende dunque iniziò ad espandersi verso Sud, trasformando le due distinte città, in un'unica area urbana senza alcuna zona di discontinuità e che oggi sta aprendo ad una lenta ma inesorabile corsa verso il comune unico. La seconda corrente, quella di Mancini, proponeva una collocazione a sud della città nella valle del Savuto. Ciò avrebbe probabilmente consentito l'accentramento della città vecchia e la sua rinascita.

Testo tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Parte I: Origini ed epoca Bruzia

ParteII Epoca Romana

Parte III Medioevo

Parte IV Dalla fine dl medioevo al XIX secolo

Parte V Periodo facista e dopoguerra

Postato da: cspride alle ore 00:05 | link | commenti | Categorie: storia
giovedì, 19 marzo 2009

DA CONSENTIA A… COSENZA 
 
PARTE V

 

Periodo fascista e dopoguerra

Il propagandismo fascista a Cosenza si intensificò solo sul finire degli anni '30, fino ad allora il capoluogo bruzio si era mostrato ad esso ostile. Essenzialmente i fascisti fecero si che i più giovani fossero educati alla cultura del regime e allontanati dalla Chiesa oppositrice. Tutto ciò portò ad una nuova mentalità cittadina che la vide appoggiare il Duce nella sua idea di partecipare alla seconda Guerra mondiale, lasciatisi abbagliare dalle mire del colonialismo fascista. Mussolini arrivò in città nel 1939. La visita venne pubblicizzata e presentata in pompa magna, attirando migliaia di persone dalla provincia e dalla Calabria intera, ma che non lasciò nulla di concreto per Cosenza che non ne trasse alcun vantaggio. La visata in effetti fu, per certi versi, controproducente.

 

Infatti nell'immediato allargò la popolarità degli oppositori che si fecero sentire su argomenti quali l'alleanza con la Germania o l'entrata in guerra dell'Italia al loro fianco. Durante la guerra Cosenza fu bombardata massicciamente solo nel 1943 dagli anglo-americano.

 

 Quell'anno Cosenza subì nuove incursioni che causarono 136 vittime, mentre la situazione socio-economica portò la città verso una catastrofica paralisi. La fine della guerra lasciò la città priva di un ordine amministrativo e politico che colmarono gli inglesi designando Prefetto Pietro Mancini, il quale diede la carica di Primo Cittadino al compagno di partito Francesco Vaccaro. Come per il resto della nazione, nelle elezioni del 1946, la città elesse a sindaco il democristiano Maurizio Quintieri. La città, però, continuava a vivere una situazione economica disastrata, tanto che nel 1950 le famiglie senza tetto erano 1307 e 436 quelle che vivevano in baracche.

 

E' ancora possibile osservare, in vari punti del centro storico, scritte celebranti il fascismo sulle mura dei palazzi (in piazza dei Valdesi la scritta <Chi si ferma è perduto>, sul lungo Busento Oberdan la scritta <Duce, duce, duce, duce>).

 

Parte I: Origini ed epoca Bruzia

ParteII Epoca Romana

Parte III Medioevo

Parte IV Dalla fine dl medioevo al XIX secolo

CONTINUA…

 

Dal dopo guerra al XX secolo 

Postato da: cspride alle ore 00:43 | link | commenti | Categorie: storia
giovedì, 12 marzo 2009

DA CONSENTIA A… COSENZA 
 
PARTE IV
Dalla fine del medioevo al XIX secolo

In seguito a lunghe e cruente guerre di successione gli Angioini furono sostituiti dagli Aragonesi che decretarono Cosenza la capitale della Calabria citra Naethum, poi capoluogo della Calabria Citeriore che comprendeva grosso modo l'attuale provincia cosentina. Il periodo aragonese consacrò Cosenza la più importante città del reame nel campo del diritto(1494-1557). Dopo Napoli diventa la seconda città ad avere una cartografia e nel 1511 nasce l'Accademia Cosentina fondata da Aulo Giano Parrasio e portata al suo massimo splendore da Bernardino Telesio, il più grande dei cosentini illustri, definito da Bacone il primo degli uomini nuovi. In seguito viene conquistata dagli Spagnoli e nonostante le ribellioni e contrasti di vario genere diviene uno dei centri più vivi della cultura meridionale. In questo periodo fiorirono ingegni di alto livello come Antonio Serra, il primo che si occupò di economia politica, Tommaso Cornelio, medico e scienziato, Pirro Schettini, poeta, Gian Vincenzo Gravina, il teorico che fondò a Roma l'Accademia dell'Arcadia. Il XVI secolo vide un impressionante fioritura umanistica e segnò per Cosenza una rinascita intellettuale, tanto che venne definita l’Atene della Calabria.

 

Dopo duecento anni di dominio spagnolo seguì nel 1707 quello degli Austriaci e dopo la guerra di successione polacca (1738) il regno di Napoli venne assegnato a Carlo III di Borbone che governò fino all'unità d'Italia. Questo periodo venne caratterizzato da contrasti e dalla formazione di sette massoniche e giacobine. Nel 1799 molti cosentini parteciparono agli eventi turbinosi della Repubblica Partenopea, dando il loro contributo di azione e di idee sia nelle file dei sanfedisti che in quelle dei patrioti giacobini e filo-francesi.

 

Durante l'occupazione napoleonica la città fu contrassegnata dalla costruzione di opere pubbliche e da un orientamento anticlericale e libertario. Si svilupparono tendenze filo-francesi da parte delle classi colte nelle quali iniziava a diffondersi la Carboneria, mentre i contadini si davano al brigantaggio e si nascondevano sulle montagne silane per sfuggire alla pressione fiscale. La famiglia Zupi si schierò dalla parte dell'imperatore tradendo i Borboni regnanti, seguì uno scontro di un anno nel quale il generale dell'esercito francese Daniele Zupi Marino si nascose nelle cantine della sua villa per non essere trovato. Celebre fu il massacro dei Brazzalotto perpetrato dai francesi verso l'omonima famiglia accusata di tradimento essendo rimasti fedeli ai Borbone . Nel 1815, con il ritorno dei Borboni, Daniele Zupi Marino fu infine scovato e messo al rogo. In questo periodo anche a Cosenza si manifestarono movimenti liberali e patriottici, il più noto è quello del 15 marzo 1844 che si concluse con uno scontro a fuoco nel Largo dell'Intendenza tra i soldati borbonici e 21 patrioti poi condannati a morte, e dei quali ne furono giustiziati soltanto sei. Da questa rivolta presero spunto i Fratelli Bandiera, veneziani che vennero in soccorso ai fratelli calabresi e vennero fucilati presso il Vallone di Rovito insieme ad altri 7 ufficiali il 25 luglio 1844. In seguito i cosentini parteciparono a molte vicende del Risorgimento, dalle guerre d'indipendenza fino all' impresa dei Mille. Garibaldi fu a Cosenza il 31 agosto del 1860; due mesi dopo, un plebiscito sanzionò l'annessione al Regno d'Italia.

CONTINUA…

 

Periodo fascista e dopoguerra 

 

Dal dopo guerra al XX secolo 

 

Postato da: cspride alle ore 00:16 | link | commenti | Categorie: storia

Accademia Cosentina
L'Accademia Cosentina ha lo scopo di diffondere con ogni mezzo e verso ogni direzione, la cultura; valorizzare artisti e scienziati; difendere i grandi valori umani, artistici, scientifici, culturali della società nazionale; essere presente nei dibattiti culturali della città; incoraggiare i giovani sulla via dello sviluppo e della riforma culturale.
Quest'antica accademia viene fondata a Cosenza nel 1511 da Aulo Giano Parrasio, da cui prende il primo nome: Accademia Parrasiana, e viene dedicata agli studi filosofici e letterari. Dopo la morte di Parrasio (1534), Bernardino Telesio riorganizza l'accademia che viene ribattezata Accademia Telesiana. Alcuni anni prima della morte di Telesio (che avvenne nel 1588), l'Accademia Telesiana passa sotto il controllo di Sertorio Quattromani, che le dà il nome di Accademia Cosentina.
 
Intorno al 1593, per conseguenza della cospirazione di Tommaso Campanella, l'accademia Cosentina viene chiusa per decreto del vicario Pedro di Toledo. Nel 1608 tuttavia, la chiesa apre una nuova accademia con il nome di Accademia dei Costanti sotto il patronato dell'arcivescovo di Cosenza Giovanni Battista Costanzo. Questa nuova accademia è, in effetti, un ripristino dell'Accademia Cosentina e continua a esercitare sotto la guida di Mons. Costanzo fino alla sua morte nel 1617. Nel 1649 L'accademia passa nelle mani dell'arcivescovo Giuseppe Sanfelice, che cambia nuovamente il nome dell'accademia in Accademia dei Negligenti, e resterà tale fino alla sua morte nel 1660. Dal 1668 al 1678, sotto la guida del poeta Pirro Schettini, l'accademia torna a chiamarsi dei Costanti. Nel 1756, Gaetano Greco fa rivivere la vecchia accademia dandole il nome di Accademia dei Pescatori Cratilidi, ma questo tentativo di rinascita dura solo fino al 1794. Nel 1811, l'accademia viene ridata alla vita grazie al lavoro di Matteo Galdi che le dà il nome di Istituto Cosentino. Verso la fine del 1817 è il re in persona che darà l'approvazione affinché l'accademia torni a chiamarsi Accademia Cosentina. L'11 giugno 1871, l'Accademia Cosentina istituisce la Biblioteca Civica di Cosenza, che rimane inattiva fino al 4 marzo 1898, data in cui viene definitivamente inaugurata. Il Presidente dell'accademia, ancora oggi, ricopre anche il ruolo di Presidente del Consiglio di amministrazione della biblioteca.
Postato da: cspride alle ore 00:16 | link | commenti | Categorie: storia, arte cultura e teatro